Giardino dei Principi

Esteso sostanzialmente sull’area che costituiva il podere agricolo appartenuto agli Acquaviva, fu ridotto a giardino verso il 1830, divenendo una delle principali “Delizie del Real Sito”. All’epoca era interamente murato e, sebbene disegnato secondo il gusto all’inglese e con molte piante esotiche, includeva anche una fruttiera, un agrumeto e, a mezzogiorno del casino, un’ampia vigna ed una “Pipiniera”, ossia un vivaio. Di questa sistemazione restano poche testimonianze poiché, intorno al 1840, l’impianto fu nuovamente modificato ad opera del capo-giardiniere dell’Orto botanico, Dehnhardt, coadiuvato, per le opere in muratura, dall’architetto Tommaso Giordano.

Il giardino, che è stato recentemente restaurato, conserva la conformazione assunta dopo quest’intervento, nonostante alcune stratificazioni novecentesche, come l’introduzione di palme nella prateria davanti al Casino dei Principi e la variazione dell’andamento di alcuni viali. L’intervento di Dehnhardt previde l’abbattimento delle mura e della rampa di accesso al casino, a chiusura di alcuni viali, la variazione di quote del terreno, la trasformazione della fruttiera in prateria, lo smantellamento della vigna e una diversa sistemazione di numerose piante ornamentali.
Accanto al casino fu realizzata anche una “stufa de’ fiori”, ovvero una piccola serra, tuttora esistente, per il ricovero e la riproduzione di specie molto pregiate, che fu modificata e sopraelevata durante il tardo Ottocento.

La più grande innovazione, introdotta dal botanico nel giardino, fu la nuova concezione spaziale e l’attenzione al suo rapporto visivo con le emergenze naturali e storiche della città. Oggi, sulla prateria di fronte al cortile del Casino dei Principi, si osservano dei rari esemplari esotici quali un maestoso canforo, un Taxodium (Taxodium mucronatum), un eucalipto (Eucalyptus camaldulensis) e alcune camelie, albero molto apprezzato per i suoi vistosi fiori.

Verso il belvedere del giardino, s’incontrano esemplari esotici isolati, come magnolie, che si contrappongono ad ombrose aree a bosco, costituite essenzialmente da lecci.
A coronamento dei boschetti troviamo talvolta tassi, albero indigeno, altre volte cipressi ma frequentemente pini,tra cui un maestoso pino delle Canarie. In prossimità di due palme (Phoenix canariensis), probabilmente impiantate nel tardo Ottocento o inizi Novecento, si erge uno splendido cedro del Libano mentre, nelle vicinanze del cosiddetto edificio Colletta, si nota una melaleuca, una pianta piuttosto rara, di origine australiana, impropriamente detta ‘albero della carta’ per la caratteristica desquamazione del tronco. Proseguendo verso nord-est, il giardino digrada bruscamente attestandosi, lungo il muro di cinta, alla quota della strada dei Ponti rossi. Qui, nel 1840, fu aperta Porta Colletta oggi murata.