Stradoni principali del bosco

S’irradiano dall’emiciclo intersecando, nel loro sviluppo, una maglia di viali e vialetti secondari, che genera un tracciato regolare impostato su assi ed incroci stellari dalle molteplici visuali. All’innesto dei cinque viali erano anticamente disposti quattro piccoli giardini triangolari cinti da bosso o “mortella” e sistemati con un “parterre a broderie”. Il primo “Stradone” sulla destra, che nel Settecento sfumava perdendosi nell’impenetrabile bosco, conduce verso il vallone Amendola come il secondo viale, che raggiunge un finto rudere, il Grottino, dopo avere attraversato aree a bosco, in origine chiamate “Caccietta delli Beccafichi”.

Il Viale di mezzo, il più lungo e suggestivo per la copertura a “Grottone”, digrada fino quasi ai margini del Bosco, affacciandosi sul cavone di Miano, dove si chiudeva prospetticamente su di una monumentale statua denominata il Gigante. Quello adiacente, anticamente detto “Stradone della Fagianeria”, poi “Stradone dell’Eremo”, attraversa quasi l’intero Bosco, lambendo il vallone di San Gennaro; il viale, prima delle trasformazioni ottocentesche, proseguiva diritto fino al vecchio edificio della Fagianeria, convertito in seguito in Eremo dei Cappuccini. L’ultimo, denominato “Stradone della Porcellana”, giunge all’edificio omonimo, che chiude la prospettiva, ed alla piccola chiesa di San Gennaro. Fin dal Settecento l’elemento più caratteristico dei viali era rappresentato dalla doppia cortina di alberature, sagomata con profili regolari.

Tale tecnica di potatura era ancora praticata fino ai primi anni del Novecento, almeno per una certa altezza. La profilatura a spalliera non rispondeva solo a precisi canoni estetici ma risultava necessaria per la caccia, praticata anche in questi viali e nei “boschettini” attigui. Lungo i percorsi, oltre alle alberature di alto fusto, dovevano dominare arbusti sempreverdi quali il lauroceraso e la lentaggine, mentre all’interno, verso le macchie a bosco, la mortella, il lentisco e l’olivastro, tutte specie molto appetibili per gli uccelli. Oggi, lungo questi viali, la vegetazione prevalente è costituita da leccio e da esemplari sparsi di tiglio, di acero, di roverella e di carpino, un tempo in gran numero. Di recente impianto sono le siepi di ligustro e di pitosforo.