Area a nord di Porta Caccetta

La piana, estesa dai margini dello ” Stradone della Porcellana ” fino al muro di confine del Bosco, è connotata da una spazialità totalmente diversa da quella dei viali settecenteschi, poiché ispirata ai canoni del giardino all’inglese. In questo paesaggio altrettanto artificiale, ma che mutua dalla natura le sue regole compositive, è abolita la simmetria e la rigida geometria dei tracciati, che diventano sinuosi e irregolari, è negata la costrizione della vegetazione entro forme prestabilite; l’architettura non costruisce più l’intero spazio, non si pone come elemento di mediazione prospettica, ma appare come un oggetto isolato. Fino ai primi decenni dell’Ottocento, il luogo era chiamato il “Chiuso della Fagianeria” o il “Chiuso della Caccetta”, in quanto interamente cinto da mura ed addetto alla schiusa dei fagiani.

Vi si coltivava la vite maritata al pioppo e si seminava frumento, destinato principalmente ad alimentare i fagiani, e piantato a rotazione con colture da rinnovo come lupini e fave. Il “Chiuso” fu la prima parte del Bosco che fu riformata, a partire dal 1835, in “Giardino Inglese”, per opera dei botanici Gussone e Dehnhardt. Furono demolite le mura, divelti i pioppi e le viti, distrutti i piccoli giardini a frutteto esistenti e aperti i viali e i vialetti, che oggi vediamo. Fu inoltre rimodellato l’andamento del terreno, furono create finte ‘colline’ o praterie e piantate macchie a bosco ed alberature isolate, esotiche o autoctone, di cui sopravvivono diversi esemplari. Attualmente, in direzione della piccola chiesa di San Gennaro e dell’antica fabbrica della Porcellana, si osservano boschetti di leccio e, ai margini, qualche sporadico esemplare di roverella.

Svettano sulla macchia le chiome dei pini domestici, talvolta come specie isolata, talvolta come filare continuo. Su di un’ampia radura, accanto ad un recente gruppo di magnolie, si erge un bell’esemplare di acero di monte, probabilmente spontaneo. Svettano sulla macchia le chiome dei pini domestici, talvolta come specie isolata, talvolta come filare continuo. Su di un’ampia radura, accanto ad un recente gruppo di magnolie, si erge un bell’esemplare di acero di monte, probabilmente spontaneo.