Chiesa di San Gennaro

Opera dell’architetto scenografo Sanfelice, fu eretta per volere di Carlo III di Borbone nel 1745, come conferma una vecchia iscrizione di marmo che campeggia sulla semplice facciata d’ingresso, ripartita da alte paraste doriche. Sovrasta la chiesa un piccolo campanile, i cui archi ad ogiva sono frutto di un successivo rimaneggiamento. L’interno della chiesa, che ha conservato nel complesso l’impianto originario, si sviluppa su di un invaso ovale; le decorazioni risultano alquanto sobrie essendo stata destinata a parrocchia (1776) della “gente campereccia e dedita a lavori mercenari”, che abitava nel Bosco.

Sull’altare maggiore è esposto un olio su tela, raffigurante il santo protettore, attribuito tradizionalmente al famoso pittore Francesco Solimena (1657-1747), maestro ed amico del Sanfelice. Di recente è stato assegnato a Leonardo Olivieri (1689-1750?), un allievo del pittore. Fin dal Settecento la chiesa era ornata, oltre che dalla grande tela di San Gennaro, anche da quattro statue dedicate ai santi protettori della famiglia regnante. Restano in loco quelle in gesso di San Carlo Borromeo e Sant’Amalia, in nicchie ai lati dell’abside; le altre due, rappresentanti San Filippo e Santa Elisabetta, erano negli angoli opposti della chiesa.

Gli arredi di legno provengono probabilmente dalla chiesa di San Clemente dell’Eremo dei Cappuccini, essendo documentato il trasferimento di suppellettile ed arredi sacri nella parrocchia di San Gennaro, alla soppressione del convento nel 1865. Dalla chiesa si entrava negli spazi della sagrestia, oggi adibiti ad esposizioni temporanee, e si accedeva al piano superiore, dove era l’abitazione del parroco.