Area Nord Casino della Regina

Questa parte del parco, denominata all’epoca dei Savoia “civo” o “cibo della Regina”, perché qui si distribuiva il cibo ai fagiani, ha subito, più di altre, profonde alterazioni nella composizione vegetale, a seguito del massiccio intervento antropico dell’ultimo cinquantennio. Soltanto di recente è stato approntato un complesso restauro, ponendo termine al degrado e agli usi impropri e abusivi che lo avevano fortemente compromesso. Con l’intervento, il paesaggio davanti al Casino della Regina ha recuperato, in parte, l’aspetto acquisito dopo la ‘riforma’ ottocentesca che, tra il 1836 e il 1845, si estese dal “Chiuso della Fagianeria” al vallone dei Cervi.

La trasformazione voluta da Ferdinando II non modificò soltanto la struttura formale del parco ma ne mutò sostanzialmente gli usi. Reso praticabile anche nei punti più impervi, il Bosco divenne un luogo per il passeggio e il diporto più che per la caccia e la coltivazione. All’epoca le praterie davanti al Casino della Regina erano impreziosite da numerose specie esotiche, come varietà di acacia, melaleuca, eucalipto ed anche falso pepe, sofora e casuarina, che coesistevano con altre indigene, quali carrubo, pino domestico, ecc. Accanto al casino, come ad altri edifici, erano sistemati gruppi ornamentali di fiori: ortensie, rose, camelie.

Attualmente si rintracciano solo sporadici esemplari esotici, come una ramificata magnolia su di una piccola collina, qualche pino domestico e, più frequentemente, specie autoctone o spontanee, come olmo, acero di monte, ailanto, robinia, poste ai margini della macchia a bosco o isolate sul prato.