Vallone Amendola

Il fondovalle dell’ampio vallone si raggiunge, rapidamente, da un sinuoso e scosceso percorso, ubicato nelle vicinanze del fabbricato Cataneo e incassato tra i pendii. Al termine del forte declivio, si apre, sulla destra, un “cul de sac” su cui prospetta l’ingresso della cosiddetta Grotta di Maria Cristina di Savoia, dal nome della prima consorte di Ferdinando II, ricordata per il suo mistico ascetismo. É un’antica cava di tufo, temporaneamente non praticabile per dissesti alla volta, riadattata, verso il 1834, “ad imitazione di un locale di sepolcri”. Furono scavati finti loculi, che ricordavano antichi colombari, realizzati tempietti, che rievocavano edicole votive, un patrimonio scultoreo in parte tuttora esistente.

Nell’Ottocento il principale percorso di accesso alla Grotta era individuato da uno dei viali che partivano dalla Vaccheria. Sul cammino lungo e tortuoso, che simulava “la via dei Sepolcri”, e in prossimità della Grotta erano sistemati “mausolei di pietra” e piantati molti cipressi e salici piangenti, in seguito scomparsi. La copertura arborea del vallone Amendola è attualmente formata in prevalenza da leccio, per il basso grado di umidità esistente; a questa specie si accompagna la roverella, il carpino orientale ed il tiglio selvatico. Molte delle superfici in declivio sono soggette a grande erosione perciò prevalgono muschi ed epatiche e, soltanto dove questa è minore, si rintracciano le tipiche specie da sottobosco, quali edera, gigaro, pungitopo, viola silvestre e pervinca minore ecc.