Vallone dei Cervi

Si sviluppa in continuità e a settentrione del vallone Amendola, tra il muro di cinta del Bosco e le ampie praterie della Vaccheria. Il suo nome rimanda alla selvaggina presente nel vallone prima del trasferimento a Persano, voluto da Ferdinando II. Il Re fece risistemare totalmente l’area, migliorando la viabilità, piantando nuove alberature e approntando alcune soluzioni al deflusso delle acque. Il principale percorso di ingresso al vallone, ubicato nelle vicinanze del Giardino Torre, costituisce un ambito di particolare interesse. É lastricato con basoli ed è segnalato, alle quote superiori, da un raro esemplare di Ilex del Paraguay, certamente di impianto ottocentesco.

In un’ansa del viale, che discende bruscamente prima di inoltrarsi nel vallone, vi è una vecchia vasca di raccolta delle acque che precipitano dal declivio; accanto, tra la vegetazione, emergono un grande acero di monte e una maestosa roverella. Lo strato arboreo, simile a quello del vallone Amendola, è contraddistinto, per il maggiore tasso di umidità, dalla frequente presenza dell’acero di monte e talvolta, nelle parti ancora più depresse e ombrose, anche del carpino nero. Il sottobosco è ricco di specie tra cui si segnalano, oltre a quelle elencate nell’altro vallone, l’erba dei porri, l’anemone dell’Appennino, l’erba di San Lorenzo ecc. Nelle zone più umide crescono anche vari tipi di felci quali, ad esempio, il polipodio, la scolopendria,l’asplenio maggiore e la felce aculeata.